Isole del Terrore

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Sinossi

Attilio Sermonti, ex playboy della Milano-bene, da anni si è rifugiato su un’isola disabitata dell’Arcipelago Toscano.
Scampato miracolosamente allo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004, Sermonti è tornato cambiato dallo Sri Lanka. Ciò che ha vissuto l’ha indotto dapprima a creare un’associazione per aiutare le popolazioni colpite dalla catastrofe, e infine ad allontanarsi da amici, parenti e dalla bella vita.
Qualcosa, un segreto inquietante e mostruoso, visto tra le macerie dei villaggi spazzati dalle gigantesche onde, l’ha spinto all’eremitaggio sull’isola di Pianosa, per portare avanti delle strane ricerche a cui nemmeno suo padre dà credito.
Ora il suo isolamento sta per essere interrotto da due giovani paparazzi milanesi, convinti di fare lo scoop della vita.
Ma i due non hanno fatto i conti coi nuovi abitanti nascosti a Pianosa. * * *Steynos è un isolotto disabitato del mar Egeo, vicino alle Cicladi.
Il suo unico, minuscolo paese è abbandonato da anni. Nessuno sa perché, nessuno ricorda nulla. Nessuno ne parla.
Nessuno tranne Thaddaios, un ristoratore di Creta, che vende la sua storia a quattro turisti italiani in cerca di emozioni forti.
Thaddaios racconta loro di come i servizi segreti militari greci fecero irruzione sull’isola, per appropriarsi dei misteriosi esperimenti medici del professor Kriezis, un geriatra di Atene ritiratosi su Steynos dopo la pensione.
Spinti dalla curiosità e dalla noia, i quattro decidono di recarsi nelle Cicladi per scoprire se in quella faccenda c’è qualcosa di vero.
Non possono nemmeno immaginare quale antichissimo orrore li attende nel ventre dell’Isola…

Questa è la seconda opera di Girola che leggo e recensisco. E’ un autore che ho scoperto da poco, grazie al suo blog, ma che ho imparato subito ad apprezzare per il suo stile di scrittura diretto, stringato e ben calibrato su un target di lettori specifico: quello degli amanti della letteratura fantastica e dintorni. Quindi, con me, Girola vince facile… ma non a tavolino, sia chiaro. “Isole del Terrore” mi ha attratto subito per la sua evocativa cover (che adoro), tuttavia, visto che non si giudica un libro dalla copertina, mi sono addentrato subito nelle atmosfere sinistre (ma climaticamente molto meno oscure del previsto, lo devo ammettere) dei due racconti che lo compongono. La prima storia (la più lunga), “Naga”, si svolge a Pianosa, un ambientazione insolita che viene descritta piuttosto bene. La trama mi ha soddisfatto dal punto di vista narrativo, denso e accurato nonostante la brevità del testo, anche se tocca (volutamente) il suo picco emotivo soltanto nelle righe finali. La seconda storia, ambientata sull’isolotto greco di Steynos, (con evidenti omaggi a una pellicola cult dell’horror italiano, “Antrophofagus”, come specifica Girola nelle sue note, di cui anche io sono un estimatore da tempi non sospetti) mi è piaciuta di più, seppure più sintetica (o forse proprio per questo), grazie alle sue due azzeccate location: l’assolato paesino abbandonato, l’oscura villa in cima al promontorio. Azzeccati i quattro giovani personaggi (giovanotti vogliosi di sesso e belle ragazze in bikini, in linea con le convenzioni del cinema splatter), descritti con abili pennellate e funzionali allo sviluppo della vicenda. Per quanto piacevolmente prevedibile, considerato il genere, il finale sotterraneo si riscatta con uno spunto mitopoietico davvero niente male. Essendo io un naturalista mancato, la “schizostoma nigra” mi resterà in mente.

Il blog dell’autore: http://alessandrogirola.me

 

MESSAGGI DALLA STORIA di Monica Pasero

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Durante il trasloco, in fondo a uno scatolone, Fabio ritrova un vecchio libro di storia appartenuto a suo padre che rivedendolo, ricorderà il suo lungo viaggio verso il ritorno avvenuto molti anni prima. Fabio e la sua famiglia con il suo inseparabile Teo: una cavia peruviana, partiranno alla volta della nuova residenza. Nel frattempo un lungo sonno accoglierà il bambino che sarà trasportato in una fantastica avventura e, anche lui come tanto tempo prima il padre, partirà per un lungo viaggio alla volta della storia. Vivrà con Garibaldi i giorni della spedizione. Conoscerà Alfred Nobel e assisterà alla scelta di fondare un premio. Passando poi a vivere con Armstrong lo sbarco sulla Luna per poi finire nella pancia della balena con Pinocchio e ancora conoscere il primo balilla: Ugo Forno. Questi e molti altri personaggi faranno da cornice all’ avventura di Fabio e il suo saccente roditore. Insieme lasceranno un messaggio educativo e divertente ai giovani lettori
In questo libro si raccontano episodi legati a vari personaggi che lo animano. Ogni episodio riporta uno stralcio dello loro vite. Il libro non ha lo scopo principale di insegnare la storia ma di insegnare ai ragazzi, tramite dei messaggi, che solo la tenacia, il coraggio, la fiducia in se stessi e il sogno, conducono l’uomo alla scoperta,alla conquista personale e al cambiamento. Messaggi dalla storia vuole testimoniare quanto siano importanti nella vita le radici e i sogni e quanto l’uomo abbia bisogno più che mai di ritornare a crederci Solo sognando può giungere Oltre l’immaginabile
“Tutto sta nel potere del sogno.”
Monica Pasero

Pagina facebookhttps://www.facebook.com/pages/Messaggi-dalla-Storia/1632808196966013?fref=ts

A volte ritornano: Danny Torrance

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Sinossi

Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell’Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un’eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, fi nalmente, è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell’ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l’indispensabile conforto fi – nale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor Sonno. Poi Dan incontra l’evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l’esistenza e l’anima della ragazzina. Sulle superstrade d’America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. Uno scontro epico tra il bene e il male, una storia agghiacciante e meravigliosa, un ritorno al fantastico e all’horror dei primi lavori di King. Doctor Sleep inquieta e fa paura, ma soprattutto commuove ed emoziona.

 

Doctor Sleep è il seguito ideale di Shining (il romanzo, non il film di Kubrick, come ha specificato King nelle note dell’autore, con un fastidioso livore residuo, nonostante i decenni passati e la morte del regista), ma non ne ripercorre l’atmosfera claustrofobica e l’inquietudine esistenziale di fondo. Torna il protagonista, cresciutello ed ex alcolizzato come il paparino, Daniel “Doc” Torrance (figlio di Jack e Wendy) con tutto il bagaglio del suo tragico passato all’Overlook Hotel. Non c’è molto horror in questo romanzo, ma la prosa intrisa di “nostalgica malinconia” a cui King ci sta abiutuando negli ultimi tempi. La vicenda, pur perdendo il confronto con la precedente, è interessante e (inutile dirlo) ben scritta. La solita prolissità kinghiana appesantisce alcune parti del romanzo, ma, se non altro, contribuisce a sviluppare e approfondire le personalità dei molti (troppi?) personaggi in gioco. La resa dei conti finale arriva dopo un percorso abbastanza lungo, ma si sviluppa abbastanza rapidamente (per i canoni di King). I cattivi, rappresentati dai componenti del “Vero Nodo”, in qualche modo risultando più simpatici dei buoni. Rose Cilindro, per quanto mi riguarda, è il personaggio meglio riuscito. Mi è piaciuto Doctor Sleep? Sì… ma soltanto perchè anch’io, con l’età, sto diventando un nostalgico malinconico.

Gravity incontra Robinson Crusoe, che incrocia Mac Gyver, che guarda Bear Gryll…

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Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l’altro e non si perderà d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili…

A parte l’ironia del titolo della mia recensione, ho letto e apprezzato questo “originale” romanzo fantascientifico. Pur essendo una storia fatta più d’azione cerebrale che fisica, la trama è incalzante, ritmata e dotata di una logica interna ineccepibile (non sono in grado di valutarne il “realismo” dal punto di vista tecnico/tecnologico, ma dubito che ci siano molti lettori capaci di tale impresa). Il punto debole, se proprio devo scovarlo, forse sta nello stile di scrittura, funzionale, sì, ma alquanto didascalico. Del resto, quanto si acquista questo genere di libro, non ci si aspetta di trovarvi una prosa letteraria e intellettuale. Certo, in qualche punto, il protagonista smette di essere la “simpatica canaglia” voluta dall’autore e comincia a stare un pochino sulle “palle”, con il suo voler fare umorismo a tutti i costi e in qualsiasi situazione. Un pò di serietà, forse, avrebbe contribuito al pathos. Il finale della vicenda, infatti, da un certo punto in poi (per quanto funestato da colpi di sfortuna e fortuna) a ripetizione) appare scontato e prevedibile. Ad ogni modo, “L’uomo di Marte” resta una lettura gradevole e mentalmente stuzzicante.

RS-33 di Alessandro Girola

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A volte capitano cose strane.
Da molti anni mi trastullavo con l’idea di scrivere un racconto lungo che prendesse spunto da un fatto storicamente documentato accaduto in Italia durante il Ventennio, del quale ero venuto a conoscenza in un documentario sugli UFO. Il titolo avrebbe essere proprio quello relativo al “caso”: Gabinetto RS-33. Qualche mese fa mi sono quasi deciso a buttarne giù una bozza, così ho cominciato a documentarmi in rete… e cosa ho scoperto? Che era stato già scritto (e meglio di quanto avrei potuto fare io)! Incuriosito, ho scaricato la prima versione pdf free che ho trovato del racconto in questione, frutto della penna di un giovane autore italiano “indie”. Dopo qualche pagina, in cui si presentano i personaggi e l’ambientazione, la storia mi aveva già preso nelle sue spire, costringendomi a portarla a termine in due sole sessioni di lettura (la lunghezza era congeniale). Girola scrive bene, con uno stile asciutto e diretto, rifacendosi ai classici cinematografici della fantascienza. In particolare, in alcune sequenze action, ho trovato esplici echi di “Alien-Scontro Finale”. L’atmosfera sotterranea della vicenda (ambientata sotto la Stazione Centrale di Milano) contribuisce a creare una originale sensazione claustrofobica. I protagonisti, mercenari prezzolati al soldo di un ambiquo finanziatore, vengono coinvolti in un avventura che miscela con sapienza elementi fantascientifici, horror e pseudo-storici. Pane per i miei denti, insomma. La trama fila liscia, scorrendo sui binari del survival, arrivando ad un finale che in qualche modo annoda tutti i fili pendenti (coma amava dire il Tenente Colombo). Che altro dire? Al netto di qualche refuso e altre piccole imprecisioni del PDF (nulla di grave, anche perchè probabilmente la copia in mio possesso non era quella riveduta e corretta), quest’opera di Girola ha ampiamente soddisfatto il mio gusto di lettore. Se, come me, amate questo genere di storie e volete investire un pò del vostro tempo con uno scrittore dalle ottime potenzialità, date uno sguardo a questo e anche agli altri racconti di Alessandro Girola (disponibili su Amazon).Per conto mio, lo sto già facendo!

BREVE SINOSSI.

Un gruppo di mercenari discende nelle viscere di Milano per recuperare una misteriosa cassa. Ben presto, quella che doveva essere una missione facile, si trasforma in una carneficina. Nella loro fuga, i protagonisti si scontreranno con creature assetate di sangue, laboratori segreti fascisti, aree dimenticate delle fogne cittadine, aprendosi la strada verso la superficie a colpi d’arma da fuoco…

Un altro micro-racconto

Un mio micro-racconto, tanto per gradire, esumato dal solito cassetto… Buona lettura!

SEQUESTRO, by Giancarlo Ibba

“Acqua!
Non ne posso più. Per favore, voglio dell’acqua! Adesso. Subito.
Sei giorni. Sei giorni senza una goccia d’acqua fresca. Mi stanno torturando… per quale motivo? Cosa gli ho fatto?
Non lo so. Non ho fatto nulla. Sono rimasta ferma e buona, in silenzio nel mio angolo, senza fare capricci.
I miei carcerieri, dopo che mi hanno presa di forza e portata qui, non si fanno vedere da una settimana. Dove sono finiti? Perché mi hanno lasciata da sola, chiusa in questa casa? Cosa vogliono da me?
E’ giorno ora. Fa un caldo pazzesco. Finirò con il disidratarmi. Morirò di sete. Che brutta fine!
Probabilmente torneranno, prima o poi, ma… quando? Non posso saperlo. Forse mi lasceranno morire qui.
Sto sempre più male… quanto resisterò ancora? Poco, molto poco.
Non riesco più a stare in piedi… e la terra nel mio vaso è asciutta ormai.”

THE END

C’era una volta in Sardegna

In anticipo sui tempi, è stato pubblicato il mio terzo romanzo! Ormai dovrei esserci abituato, ma è sempre una emozione di incredulità che accompagna questo momento! Se volete leggerne le prime pagine, gratuitamente, cliccate sul link Amazon! Per ora l’editore ha fissato il prezzo pieno, ma molto presto ci saranno sconti e promozioni!

Sinossi

 

Qualcuno ha scritto: se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo. Ebbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone. Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio? Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici. Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire. Il vero volto dell’orrore ha spesso connotazioni familiari, fattezze che potremmo riconoscere in chiunque. I morti parlano, la loro voce risuona fra le fronde degli eucalipti, strisciando fra l’erba, oppure intorno ai megaliti di Perdas Fittas. Il destino è sempre in agguato e sceglie le proprie prede con una cura quasi maniacale. E nessuno può considerarsi veramente al sicuro. Giancarlo Ibba tratteggia la storia con quelle pennellate noir che appartengono ai veri maestri dell’horror e lo fa con una tale naturalezza da costringere il lettore a vivere la trama. Solus diventerà anche la vostra dimora… e anche voi sarete catapultati nel profondo Sulcis, arrivando a dire:
“C’è qualcosa che non va, qui”.

http://www.amazon.it/dp/B00TRPBW56/ref=cm_sw_r_fa_awdl_DOC5ub12K4FWF

 

 

Due recensioni inaspettate a “L’alba del sacrificio”

Copertina originale L'alba del Sacrificio

http://www.amazon.it/Lalba-del-sacrificio-Giallo-Thriller-ebook/dp/B00G064QKI/ref=cm_rdp_product

“Più che parlare della storia in sé, vorrei descrivere il mio approccio con essa e voglio essere sincero: leggendo le prime pagine di questo libro, sono stato colto da una sorta di fastidioso bisogno di arrivare alla parola “fine”. L’apparente eccessiva descrizione particolareggiata dei fatti, dei personaggi, degli stati d’animo e dei contesti, con i quali l’autore srotolava la storia, pagina dopo pagina, confesso che stavano per costringermi ad abbandonare la lettura. Mi opprimeva, dandomi l’impressione di essere di fronte a una storia abilmente confezionata dal punto di vista verbale, di quelle “tirate” per fare volume ma, vuota, senza contenuto. Superato però questo primo momento di perplessità e proseguendo nella lettura, mi sono reso conto che, questo ritmare serrato della storia, questa cadenzare fitto, non faceva altro che trasportarmi pian piano in un’altra dimensione, da uno stato di semplice lettore a uno stato di spettatore dal vivo della scena: io ero lì e osservavo, invisibile agli occhi dei protagonisti, ma presente sul luogo. Ero entrato dentro al libro e stavo vivendo la storia. La prima cosa che mi è venuta in mente sono state le parole di un mio insegnante di Storia dell’Arte: “diffida da un opera che ti conquista subito, molto difficilmente conterrà qualcosa di importante al suo interno. Al contrario, qualcosa che ti attrae ma che fatichi a comprendere, che ti impegna, che ti costringe a porti su dimensioni diverse, inusuali, sicuramente nasconderà qualcosa di grande valore al suo interno”. Ed è stato proprio così col romanzo di Giancarlo Ibba: “L’Alba del Sacrificio”. Un libro molto bello, appassionante, piacevolmente impegnativo. Buono il contesto, anzi, decisamente nuovo. Per quanto riguarda Giancarlo Ibba, direi: un autore con grandissime capacità creative e descrittive. Un scrittore, secondo me, destinato a sorprendere ancora e sicuramente di più.
Bravo, Giancarlo, e grazie per avermi prima confuso, poi, appassionato e infine appagato.”

Marco Trogi

“Da che parte iniziare? Dall’autore o dal libro? Stavolta ho l’imbarazzo della scelta. Vorrei parlare di entrambe. Inizio così: il lettore si troverà di fronte ad un romanzo horror thriller, scritto da uno scrittore sardo, ambientato in terra sarda, precisamente nel sulcitano, su una collina dove si compiono riti “inconsueti” e dove si cela l’arcano di un misterioso petroglifo… Cosa ne pensate? Io dico che è una bella e intrigante miscellanea!Non posso fare a meno di sottolineare il rispetto che Giancarlo nutre per la Sardegna, ciò risulta palpabile sin dalle prime battute del suo romanzo. Le tematiche prevedono la necessaria trasposizione dell’ambientazione, vi troverete spettatori di un “teatro” di colpi di scena, la cui piattaforma è permeata da efferati omicidi e luoghi lugubri, tuttavia l’autore non si esonera dal descrivere in maniera riguardosa ed elegante, anche l’aspetto imperscrutabile di questa meravigliosa isola in cui si svolgono delitti da brivido. Con particolare fantasia l’autore inventa il nome della location: Solus, così si chiama il paese, dotato di un palcoscenico che trasuda scene cruente e personaggi ben disegnati. Ecco, io credo che Ibba detenga una capacità descrittiva degna di un sincero apprezzamento. Sin dalle prime pagine ho potuto immaginare volti, paesaggi e stati d’animo attraverso le sue parole. Quando un lettore può in qualche modo compiere questa azione, vuol dire che siamo decisamente a buon punto. Sicuramente la passione e la conoscenza di un argomento caro, quale quello della terra natia, ha dato una grossa mano alla riuscita di questo thriller. Qualcosa di familiare scorre tra le righe, da conterranea ho avvertito quel filo di Arianna che decreta la Sardegna come una delle regioni più tenebrose e misteriose. Le scelte dello scrittore sardo non sono casuali, ha utilizzato infatti un prezioso asso nella manica, insomma ha giocato in casa, passatemi i termini, e ha fatto non bene, di più! Le figure che più mi hanno colpita sono state quella di Francesca e Tommaso, mamma e figlio. Ben descritto il legame, da una parte ansiogeno quello di lei, dall’altra quasi distaccato quello di lui. La morte del padre ha indubbiamente segnato le sorti di questa famiglia che tenta di sfuggire al dolore aggrappandosi alla quotidianità, presto stravolta da eventi terribili. Un altro elemento coinvolgente è un oscuro manoscritto che nasconde segreti inviolati… Ma torniamo ai personaggi, altra figura importante, è Giovanni, che in preda ai suoi deliri risulta ambiguo e fuorviato da “elementi” esterni alla sua volontà, essi per l’appunto lo inducono a compiere azioni che hanno il sentore del non ritorno. Nella Carbonia de “L’alba del sacrificio” scivolano eventi raccapriccianti ai quali risulta difficile sin da subito, dare delle spiegazioni plausibili. I caratteri dei protagonisti chiariscono aspetti psicologici deviati che sposano perfettamente l’intento di rimescolare gli avvenimenti e lasciare così, chiavi di lettura diverse e continue ipotesi su incredibili accadimenti. Persino gli agenti di polizia hanno un aspetto ben studiato e ben legato, delineando anche alcuni aspetti umani per nulla scontati. I dialoghi sono cuciti bene addosso all’intero racconto e l’autore devo dire padroneggia e sfoggia un lessico che appare volutamente ricercato. Il meccanismo funziona, è scorrevole, ogni personalità acquisisce una sua unicità di espressione prestando al libro una coerenza che si evolve con un buon ritmo, pur non sfuggendo alla trama ben costruita. Insomma, la curiosità tiene incollati fino all’ultima pagina. Mi è piaciuta molto anche la parte finale dove l’autore racconta la sua passione per la scrittura e il modo in cui ha trovato gli spunti per creare il suo manoscritto, una mossa originale per parlare di sé e del suo percorso da scrittore con estrema umiltà.”

Marina Atzori